Composizione minimalista su scrivania bianca con foglia verde su documenti e disegno geometrico ceruleo di germoglio, a rappresentare la trasparenza ambientale contro il greenwashing

Greenwashing: come riconoscerlo e perché le Società Benefit sono l'antidoto

7 minuti
Membro del team editoriale Società Benefit

Redazione Società Benefit

Team editoriale

Quando la sostenibilità è solo una parola

«Sostenibile», «green», «a impatto zero», «amico dell'ambiente». Sono espressioni ormai ovunque: sui siti aziendali, sulle confezioni, nei bilanci, nelle campagne pubblicitarie. Ma dietro alcune di queste dichiarazioni c'è un cambiamento reale; dietro molte altre, solo un'abile operazione di immagine. Questo fenomeno si chiama greenwashing e rappresenta oggi una delle sfide più serie per chi vuole costruire un'economia davvero sostenibile.

In questo articolo proviamo a capirne di più: cos'è il greenwashing, come riconoscerlo, quali rischi comporta per imprese e consumatori e perché le Società Benefit, grazie al loro statuto e alla relazione annuale di impatto, possono rappresentare un'antidoto credibile alla retorica verde.

Cos'è il greenwashing

Il termine greenwashing, una fusione di «green» e «whitewashing», cioè «imbiancare», indica la pratica con cui un'organizzazione presenta se stessa, i propri prodotti o le proprie attività come più sostenibili di quanto siano realmente. Non si tratta necessariamente di menzogne dirette: spesso si opera per omissione, esagerazione o spostamento dell'attenzione su un aspetto secondario per nasconderne uno centrale.

Il fenomeno non è nuovo. La parola circola dagli anni Ottanta, ma si è diffuso con l'esplosione della sensibilità ambientale e sociale degli ultimi anni: più i consumatori, gli investitori e i regolatori premiano la sostenibilità, più cresce la tentazione di apparire sostenibili senza esserlo fino in fondo.

Il punto cruciale

Il greenwashing non danneggia solo chi lo subisce, consumatori disorientati, investitori mal informati, concorrenti onesti penalizzati, ma corrode la fiducia nell'intero sistema. Quando tutto viene etichettato come «green», il termine smette di comunicare qualcosa di utile e diventa rumore di fondo.

Come riconoscerlo: i segnali più comuni

Non esiste un rilevatore automatico di greenwashing, ma alcuni segnali ricorrenti aiutano a distinguere la comunicazione autentica da quella fuorviante:

  • Affermazioni vaghe e senza dati: claim come «rispettiamo l'ambiente» senza indicatori, numeri o confronti verificabili
  • Focus su un dettaglio marginale: enfatizzare un piccolo gesto green per distogliere l'attenzione dall'impatto complessivo dell'attività
  • Immagini suggestive al posto di informazioni: foglie, pianeti, sfumature verdi usate come sostituto della sostanza
  • Certificazioni inventate o irrilevanti: loghi autoattribuiti o riferimenti a standard non riconosciuti
  • Omissioni strategiche: raccontare ciò che funziona e tacere ciò che non funziona, come emissioni lungo la filiera
  • Linguaggio assoluto e infondato: espressioni come «impatto zero» o «100% sostenibile» difficilmente vere in un'impresa reale

I rischi per le imprese (e non solo per l'immagine)

Si potrebbe pensare che il greenwashing sia soprattutto un problema reputazionale. In realtà i rischi vanno molto oltre. A livello europeo, la direttiva sulle rivendicazioni ambientali (Green Claims Directive) e le normative sulla comunicazione commerciale stanno stringendo i controlli: chi fa affermazioni non supportate da prove può andare incontro a sanzioni, ritiri dal mercato e obblighi di rettifica.

A questo si aggiunge il rischio legale e finanziario: gli investitori che scelgono un'impresa sulla base di informazioni fuorvianti possono subire perdite e chiedere risarcimenti. E poi c'è il danno interno, meno visibile ma altrettanto grave: quando la comunicazione esterna non corrisponde alla realtà, i collaboratori lo percepiscono, e la credibilità della direzione ne esce indebolita.

La sostenibilità non si dichiara, si dimostra. La differenza tra una rivendicazione credibile e una vuota sta nella possibilità di verificarla.

Perché le Società Benefit sono un'antidoto

È qui che le Società Benefit entrano in gioco. La loro forza, rispetto a molte altre forme di comunicazione sostenibile, non sta nel marketing ma nella struttura giuridica. La qualifica benefit, introdotta in Italia dalla Legge n. 208/2015, porta dentro di sé tre elementi che rendono difficile confondere l'apparenza con la sostanza.

Primo: le finalità di beneficio comune sono iscritte nello statuto. Non sono uno slogan stagionale, ma un vincolo giuridico che resta anche al cambiare degli amministratori o della proprietà. Secondo: la legge richiede che l'impresa rediga ogni anno una relazione di impatto, allegata al bilancio e pubblicata sul sito, in cui descrive azioni compiute, risultati ottenuti e obiettivi futuri. Terzo: l'amministratore è tenuto a bilanciare l'interesse dei soci con quello degli altri portatori di interesse, una responsabilità che orienta le decisioni verso il lungo periodo.

Tre caratteristiche che fanno la differenza

Rispetto a una semplice campagna «green», una Società Benefit offre garanzie strutturali:

  • Vincolo statutario: il beneficio comune fa parte dell'oggetto sociale, non è opzionale né revocabile con una campagna
  • Rendicontazione obbligatoria: la relazione annuale di impatto rende pubblici e verificabili gli impegni presi
  • Responsabilità del management: l'amministratore deve tenere conto di tutti gli stakeholder, non solo del profitto a breve

Dalla teoria alla pratica: cosa rende credibile una relazione di impatto

Naturalmente nemmeno la qualifica benefit è una garanzia automatica di perfezione. Una relazione di impatto può anch'essa scivolare nella retorica se non è costruita bene. Per essere davvero uno strumento contro il greenwashing, deve rispettare alcuni principi pratici: indicare standard di riferimento riconosciuti, presentare dati quantitativi e non solo narrazioni, riconoscere i punti di miglioramento e non solo i successi, definire obiettivi misurabili con scadenze precise.

In altre parole, la relazione di impatto funziona quando è onesta prima ancora che bella. Un'impresa che ammette di non aver raggiunto un target, ma spiega come intende correre ai ripari, comunica molta più credibilità di una che mostra solo risultati trionfali.

Un esempio concreto

Immaginiamo due imprese dello stesso settore che dichiarano di «ridurre l'impatto ambientale». La prima pubblica un claim sul sito, senza dati. La seconda, Società Benefit, allega al bilancio una relazione in cui indica le emissioni dell'anno precedente, quelle dell'anno in corso, lo standard adottato per misurarle e l'obiettivo per i tre anni successivi. Per un cliente, un investitore o un partner, la differenza non è di grado: è di natura.

Il ruolo di consumatori e investitori

Combattere il greenwashing non è solo responsabilità delle imprese. Anche chi acquista e chi investe ha un ruolo: imparare a fare domande, chiedere i dati dietro alle affermazioni, preferire chi rendiconta in modo trasparente. È un'azione quotidiana, fatta di piccole scelte, che nel complesso orienta il mercato verso chi fa sul serio.

In questo senso la trasparenza diventa un vantaggio competitivo: in un panorama affollato di claim verdi, un'impresa che sa dimostrare ciò che afferma si distingue naturalmente. Non perché lo dice lei, ma perché lo possono verificare gli altri.

In sintesi

Il greenwashing è il prezzo che il sistema paga quando la sostenibilità diventa di moda senza diventare sostanza. Si combatte non con più parole, ma con più fatti verificabili. Le Società Benefit, unendo un vincolo statutario, una rendicontazione obbligatoria e una responsabilità allargata a tutti gli stakeholder, offrono una cornice in cui la sostenibilità è difficile da simulare.

Non sono una garanzia di perfezione, ma un'architettura che premia la coerenza. E in un'epoca in cui la fiducia è la risorsa più scarsa, questa coerenza vale più di qualsiasi campagna.

La tua impresa comunica sostenibilità in modo credibile?

Scopri il tuo livello di preparazione su governance, trasparenza, ambiente, persone e comunità con l'autovalutazione gratuita: pochi minuti per capire dove sei e dove puoi migliorare.

Inizia l'autovalutazione

Argomenti trattati

#greenwashing#sostenibilità#societabenefit#trasparenza#ESG#relazioneimpatto#beneficiocomune#comunicazione#agenda2030#governance

Hai domande? Contattaci su WhatsApp

Raggiungi il nostro team per informazioni, chiarimenti o per approfondire gli argomenti trattati. Siamo qui per aiutarti.

Scrivi su WhatsApp